FIBER ART ITALIANA un intreccio virtuoso

In un momento in cui l’ arte tessile sta avendo in Italia e nel mondo una diffusione e una valorizzazione più ampia nel campo dell’ arte ecco pubblicato un libro sulla Fiber Art Italiana a cura di Renata Pompas dal titolo “ FIBER ART ITALIANA. Un intreccio virtuoso”.

Negli ultimi anni abbiamo visto un fiorire di mostre sull’ arte tessile a partire dalla 54ma Biennale d’ arte di Venezia nel 2017 all’ insegna della Fiber Art, per arrivare a Roma, Como, Milano , Torino ecc.

Che cosa è la Fiber Art? La definizione che ne dà l’autrice del volume è la seguente; “Fiber Art , una corrente dell’ arte contemporanea che accumula ricerche basate sulle pratiche e/o sui materiali tessili, assunti nelle declinazioni materiche o nelle loro rappresentazioni concettuali. Nata tra gli anni Sessanta e Settanta la Fiber Art ha sempre agito in una piccola e sofisticata nicchia del mercato dell’ arte, se pur a livello mondiale, e ciò ha fatto si che non abbia ottenuto un riconoscimento istituzionale della sua specificità da parte di quella microsocietà internazionale che determina la finanza del mercato artistico,rimanendo così sconosciuta al grande pubblico.”

Un libro che per la prima volta ricostruisce la storia del movimento italiano e del dibattito sulla sua definizione, collocando la Fiber Art italiana nel contesto internazionale e nazionale, con la segnalazione delle principali mostre che si sono tenute in Europa e in Italia.

Il cuore del libro è costituito da una sessantina di schede corredate da numerose immagini a colori, dedicate agli artisti fondatori e alla generazione successiva. Una ricostruzione approfondita e appassionante che permette finalmente di delineare, far conoscere e far apprezzare un movimento artistico in cui l’idea non ha mai prevalso sull’opera, il concetto sulla realizzazione, ma è stata data importanza anche al fare, alla materia, alla ricerca della bellezza e del coinvolgimento sensoriale. 

Le schede sono dedicate agli artisti fondatori, provenienti sia dalla polimatericità delle espressioni artistiche sia dall’ alto artigianato, che hanno intrecciato i loro percorsi artistici unendosi nella promozione e diffusione del movimento. Tra questi artisti ricordiamo Paola Besana, Maria Lai, Maria Luisa Sponga, Lydia Predominato, Roberta Chioni, Eva Basile, DAMSS e tanti altri ancora.

RENATA POMPAS

“ FIBER ART ITALIANA. Un intreccio virtuoso”

Aracne editrice 

http://www.aracneeditrice.it/index.php/pubblicazione.html?item=9788825509021

fiberart italiana scheda DAMSS

Auguri 2018 con 1337 LEET

GLI AUGURI DAMSS
QUEST’ANNO SI ARRICCHISCONO DI UN NUOVO LINGUAGGIO IN UNA FORMA MOLTO CREATIVA E ORIGINALE.
UNA FORMA ERMETICA ED ANCHE MOLTO LEGGIBILE.
BUONA CREATIVITA’ A TUTTI.

 

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Il leet è una forma codificata di inglese caratterizzata dall’uso di caratteri non alfabetici al posto delle normali lettere, scelte per la semplice somiglianza nel tratto.
Il termine ha origine dalla parola “élite” che in inglese si pronuncia simile “a leet”, e si riferisce al fatto che chi usa questa forma di scrittura si distingue da chi non ne è capace.
A leet vuole intendere un mondo migliore di qualunque altro.
Il leet affonda le sue radici nella sottocultura di Internet. Spesso l’intenzione era quella di far comprendere certi messaggi solo a certi utenti anche in una stanza pubblica. Il leet nasce anche dall’esigenza di memorizzare password di senso compiuto troppo facili da ricordare ma difficilmente riconoscibili.
Inoltre i SysOp (sistemi operativi) delle vecchie BBS effettuavano controlli sui file disponibili per verificare che non vi fosse materiale illegale. Per velocizzare le ricerche non esaminavano file per file bensì effettuavano ricerche sui nomi. Il l33t era un modo valido per rendere il file riconoscibile a chi lo cercasse, mentre sfuggiva alle ricerche dei SysOp.
Leet è usato anche come sinonimo di bravura fuori dall’ordinario, nell’ambito dei videogiochi online e dell’hacking.

WE WISH YOU AN ARTY CHRISTMAS

AUGURI 2017

AUGURI 2017

Un viaggio tra architettura e design.

L’installazione DAMSS è composta da due soggetti che rappresentano angoli di un giardino sintetico.
Lo spettatore si trova immerso in questi volumi e ne coglie una visione, che poi viene amplificata dalla propria fantasia, come se si trovasse all’interno di una grande eco cromatica.
L’architettura dell’installazione proietta quest’opera nel mondo del design, fornendo uno spunto per la realizzazione di opere simili sia in ambito urbano che sociale.
Un sottotitolo dell’installazione potrebbe essere vivere in accordo con la natura, un diritto e in ugual misura un dovere, ecco perché questa nostra opera rappresenta il sodalizio consapevole tra uomo e natura.

MILANO 3K ROMA 3K

COMMENTO CRITICO A CURA DELL’ ARCH: GABRIELLO ANSELMI

Milano 3000, Roma 3000, ultimo lavoro fiber-art di Daniela Arnoldi e Marco Sarzi Sartori,  (DAMSS).

Un dittico composto da due arazzi di imponenti dimensioni (un totale di novanta metri quadrati) creati con complesse tecniche basate sull’uso del tessuto ideate dagli stessi autori.MILANO3K

Rara opera, nel pallido panorama culturale del nostro presente, dove si può finalmente assaporare  il respiro dall’arte.

 In Milano 3000 gli autori descrivono una città abitata solo dalle sue architetture. Un’immagine cupa, satura, nauseante, in cui l’unico elemento vivo è l’acqua impetuosa di un assurdo fiume artificiale.

 Milano 3K

Un complesso urbano cresciuto nel disordine dove puoi nitidamente distinguere gli elementi emblematici di quella città quali il Duomo, la Torre Velasca, il Grattacelo Unicredit, la Stazione Centrale, il Bosco Verticale. Memorie di un mondo passato che appaiono in un vistoso   stato di completo abbandono ma che rivivono il loro splendore, in fedeli copie ingigantite.

 Il mondo ha smarrito il dono della creatività e si rifugia nell’unica idea di progresso fondato su una tecnologia sempre più evoluta che, in questo caso, permette scenografiche visioni di mastodontica grandezza.

 La città, perdendo i suoi originari contenuti di luogo del vivere, si trasforma in un grande attrattore economico che trova nella pura spettacolarità il suo principale movente. Una grande giostra per un assetato turismo di massa avido di momentanee evasione ma privo di profondità.

Anche il cielo, non ultimo protagonista, rivela un aspetto diverso non solo per la sua insolita colorazione ma per la presenza di più astri. Un elemento questo  fortemente destabilizzante ma che ci consegna ad una dimensione, oggi dimenticata, rapportandoci con l’infinita grandezza dell’Universo.

 Se in Milano 3000 il tema è il Cimitero Monumentale inteso come luogo di culto, di memoria e di meditazione, in Roma 3000, quello spazio sacro viene trasportato con immaginarie astronavi, nel deserto di un pianeta lontano.

ROMA 3K Un lungo viaggio nello spazio, evidente citazione all’Arca che, in questo caso non salva esseri viventi ma, mega reliquie di un mondo perduto. Nel mastodontico trasloco possiamo osservare il Colosseo, più copie di San Pietro, il Mosè, la Colonna Traiana, la Fontana di Trevi, i Fori Romani.

 Come i monaci medioevali salvarono con certosina perizia la cultura antica devastata dai barbari, così la volontà di pochi generosi intellettuali preservano dall’oblio ciò che resta di quello che un tempo chiamavamo Civiltà.

 Per ricchezza d’immagini, tragicità e fantasia, guardando questo dittico, faccio fatica a non pensare ai grandi Giudizi Universali affrescati nelle chiese romaniche e gotiche, un viaggio nel mondo iconografico che mi conduce fino al toccare Trittico delle Delizie di Hieronymus Bosch.

MOSE' e noi due

 Il titolo Milano 3000 e Roma 3000 è una provocazione che, muovendo la macchina del tempo, non ci porta in un futuro inimmaginabile ma nel più oscuro medioevo. La similitudine è forte: oggi come allora, ci sono degli artisti autentici, che non possono esprimere la loro grande opera didascalica e di ricostruzione per un popolo imbarbarito e reso pressoché analfabeta se non attraverso delle immagini.

 Così Marco e Daniela cercano di dare forma a quel guazzabuglio di linguaggi, a quelle nuove forme di comunicazione, a quel bombardamento di stimoli di cui siamo sottoposti nel quotidiano e che sono parte integrante della nostra realtà.

 Milano 3000, Roma 3000 è questo, un perfetto zapping, dove puoi ritrovare l’arte metafisica e il  comix, Stars Wars e la Bibbia, l’Apocalisse e l’astrofisica, la cartolina e Blade Runner, il film catastrofico e l’archeologia, la scienza e la fantasia.

 Un racconto avvincente che parla la lingua del suo tempo, mostrando eclatanti capacità narrative e che segue, a tutti gli effetti, gli schemi letterari con il suo tema centrale e il suo finale. Quest’ultimo, l’epilogo, si mostra in entrambi i casi, come gesto conclusivo che sintetizza tragedia e speranza lasciando  un grande spazio interpretativo.

 Nel primo,  Milano 3000, un enorme ventilatore sembra dare ossigeno a quell’atmosfera cupa e maleodorante ma può diventare il chiaro simbolo di un forte vento purificatore che porti via con se anche quel brutto incubo.

Nel secondo, Roma 3000, il discorso si fa più complesso: un violento tornado appare all’orizzonte in tutta la sua forza distruttrice annunciando la catastrofe, la fine non solo di quella complessa  immagine ma dell’umanità intera, ma…al tempo stesso può diventare un’energia irrefrenabile che uscendo dal limite fisico dell’opera abbatta i numerosi confini del nostro presente.