Pubblicato il libro CITTA’ FUTURE

Il volume sarà presentato a Milano il 16 Novembre 2018 alle 18

presso la storica LIBRERIA BOCCA

http://www.libreriabocca.com/

https://www.ibs.it/citta-future-libro-daniela-arnoldi-marco-sarzi-sartori/e/9788894367287

Un ringraziamento all’ editore MONTABONE

Montabone, pioniere della fotografia in Italia, è ricordato in particolare per il suo album ‘Ricordi del viaggio in Persia della missione italiana del 1862’. Attivo dal 1856 fino alla sua morte, la sua carriera è culminata con l’apertura di diversi studi fotografici a Roma, Firenze, Torino e Milano. Successore dello stabilimento di Roma è Mariano Costa. Dalla volontà degli eredi diretti ed in particolare del pronipote, Eugenio Costa nasce la casa editrice Montabone che coniuga tradizione e innovazione mixando tecniche di stampa tradizionali fino a spingersi ad esperimenti per opere in edizioni limitata con l’ausilio delle moderne tecnologie di stampa 3D.

MILANO 3K ROMA 3K

COMMENTO CRITICO A CURA DELL’ ARCH.  GABRIELLO ANSELMI

Milano 3000, Roma 3000, ultimo lavoro fiber-art di Daniela Arnoldi e Marco Sarzi Sartori,  (DAMSS).

Un dittico composto da due arazzi di imponenti dimensioni (un totale di novanta metri quadrati) creati con complesse tecniche basate sull’uso del tessuto ideate dagli stessi autori.MILANO3K

Rara opera, nel pallido panorama culturale del nostro presente, dove si può finalmente assaporare  il respiro dall’arte.

 In Milano 3000 gli autori descrivono una città abitata solo dalle sue architetture. Un’immagine cupa, satura, nauseante, in cui l’unico elemento vivo è l’acqua impetuosa di un assurdo fiume artificiale.

 Milano 3K

Un complesso urbano cresciuto nel disordine dove puoi nitidamente distinguere gli elementi emblematici di quella città quali il Duomo, la Torre Velasca, il Grattacelo Unicredit, la Stazione Centrale, il Bosco Verticale. Memorie di un mondo passato che appaiono in un vistoso   stato di completo abbandono ma che rivivono il loro splendore, in fedeli copie ingigantite.

 Il mondo ha smarrito il dono della creatività e si rifugia nell’unica idea di progresso fondato su una tecnologia sempre più evoluta che, in questo caso, permette scenografiche visioni di mastodontica grandezza.

 La città, perdendo i suoi originari contenuti di luogo del vivere, si trasforma in un grande attrattore economico che trova nella pura spettacolarità il suo principale movente. Una grande giostra per un assetato turismo di massa avido di momentanee evasione ma privo di profondità.

Anche il cielo, non ultimo protagonista, rivela un aspetto diverso non solo per la sua insolita colorazione ma per la presenza di più astri. Un elemento questo  fortemente destabilizzante ma che ci consegna ad una dimensione, oggi dimenticata, rapportandoci con l’infinita grandezza dell’Universo.

 Se in Milano 3000 il tema è il Cimitero Monumentale inteso come luogo di culto, di memoria e di meditazione, in Roma 3000, quello spazio sacro viene trasportato con immaginarie astronavi, nel deserto di un pianeta lontano.

ROMA 3K Un lungo viaggio nello spazio, evidente citazione all’Arca che, in questo caso non salva esseri viventi ma, mega reliquie di un mondo perduto. Nel mastodontico trasloco possiamo osservare il Colosseo, più copie di San Pietro, il Mosè, la Colonna Traiana, la Fontana di Trevi, i Fori Romani.

 Come i monaci medioevali salvarono con certosina perizia la cultura antica devastata dai barbari, così la volontà di pochi generosi intellettuali preservano dall’oblio ciò che resta di quello che un tempo chiamavamo Civiltà.

 Per ricchezza d’immagini, tragicità e fantasia, guardando questo dittico, faccio fatica a non pensare ai grandi Giudizi Universali affrescati nelle chiese romaniche e gotiche, un viaggio nel mondo iconografico che mi conduce fino al toccare Trittico delle Delizie di Hieronymus Bosch.

MOSE' e noi due

 Il titolo Milano 3000 e Roma 3000 è una provocazione che, muovendo la macchina del tempo, non ci porta in un futuro inimmaginabile ma nel più oscuro medioevo. La similitudine è forte: oggi come allora, ci sono degli artisti autentici, che non possono esprimere la loro grande opera didascalica e di ricostruzione per un popolo imbarbarito e reso pressoché analfabeta se non attraverso delle immagini.

 Così Marco e Daniela cercano di dare forma a quel guazzabuglio di linguaggi, a quelle nuove forme di comunicazione, a quel bombardamento di stimoli di cui siamo sottoposti nel quotidiano e che sono parte integrante della nostra realtà.

 Milano 3000, Roma 3000 è questo, un perfetto zapping, dove puoi ritrovare l’arte metafisica e il  comix, Stars Wars e la Bibbia, l’Apocalisse e l’astrofisica, la cartolina e Blade Runner, il film catastrofico e l’archeologia, la scienza e la fantasia.

 Un racconto avvincente che parla la lingua del suo tempo, mostrando eclatanti capacità narrative e che segue, a tutti gli effetti, gli schemi letterari con il suo tema centrale e il suo finale. Quest’ultimo, l’epilogo, si mostra in entrambi i casi, come gesto conclusivo che sintetizza tragedia e speranza lasciando  un grande spazio interpretativo.

 Nel primo,  Milano 3000, un enorme ventilatore sembra dare ossigeno a quell’atmosfera cupa e maleodorante ma può diventare il chiaro simbolo di un forte vento purificatore che porti via con se anche quel brutto incubo.

Nel secondo, Roma 3000, il discorso si fa più complesso: un violento tornado appare all’orizzonte in tutta la sua forza distruttrice annunciando la catastrofe, la fine non solo di quella complessa  immagine ma dell’umanità intera, ma…al tempo stesso può diventare un’energia irrefrenabile che uscendo dal limite fisico dell’opera abbatta i numerosi confini del nostro presente.

 

 

                                                                                                            

Riflessioni: 03-Il guardare e il vedere per un artista

Si vede bene solo con il cuore.

L’essenziale è invisibile agli occhi.

(Antoine de Saint-Exupéry)

Guardare e vedere.

Azioni molto importanti per l’artista.

Due azioni dai significati profondamente diversi che non sono sinonimi, né equivalenti né interscambiabili: chi guarda controlla, chi vede percepisce.

Nascono entrambi dall’azione dell’osservazione, uguali nella forma, identici in colui che li compie, ma di diversa sostanza.

Chi guarda recupera dati, chi vede sviluppa una presa di coscienza in grado di trasformare l’azione del guardare nell’atto del comprendere.

L’artista lo sa!

HOMMAGE A LUCIE

DAMSS-HOMMAGE A LUCIE

Guardare è riferito all’azione del rivolgere lo sguardo, invece il vedere si riferisce al notare qualcosa di preciso, focalizzare lo sguardo su qualcosa.

Nel vedere viene implicato il soggetto con una partecipazione attiva.

Guardare cattura le forme, la massa, la materia ecc, per contro il vedere va oltre ed acquisisce le ombre, le luci, il rapporto con oggetti circostanti, l’aura che circonda l’oggetto dell’osservazione.

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DAMSS -The sign installation

“Ho guardato la differenza tra due dipinti” e “Ho visto la differenza tra due dipinti”.

C’è una diversa tensione emotiva nell’una e nell’altra, nella prima non c’è emozione per assumere un atteggiamento staccato e analitico, nella seconda c’è pathos vivo, partecipazione, decisivo per il significato stesso della frase.
Nel verbo vedere sembra di trovare un coinvolgimento del soggetto osservante nei confronti dell’oggetto osservato.

Coinvolgimento che manca nel verbo guardare.

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DAMSS-Ultima cena

Qual è il significato intrinseco?
Guardare e vedere nascono entrambi dall’azione dell’osservazione, uguali nella forma, identici in colui che li compie, ma di diversa sostanza.

Colui che vede sviluppa una presa di coscienza in grado di trasformare colui che guarda in uno che comprende.
Il guardare per sua stessa natura non è risolutivo. Possiamo guardare qualcosa o qualcuno anche per un tempo indefinito senza arrivare a alcuna conclusione.

Chi guarda può giungere a qualche risultato dall’osservazione solo nel momento in cui riesce a vedere l’oggetto osservato, non per superficialità. Guardare può richiedere sforzo, attenzione, profondità d’analisi. Ma ogni risultato dell’osservare legata al verbo guardare, non ha effetto se l’oggetto osservato non viene realmente visto.
Il verbo vedere, quindi, arricchisce qualitativamente il significato della frase e ne fa assumere una connotazione più alta. La persona che vede, infatti, non ha semplicemente guardato, ma si è spinta oltre raggiungendo l’obbiettivo dell’osservazione: ha capito, ha compreso, l’oggetto precedentemente guardato. Ha visto, appunto.
Guardare è quindi condizione necessaria, ma non sufficiente per poter andare oltre e riuscire a vedere.

Superare la semplice osservazione richiede un salto qualitativo che coinvolge direttamente la coscienza del soggetto osservante. Colui che si mantiene nella sfera del guardare, non viene implicato nel soggetto osservato, ma rimane al di fuori di esso, in una posizione di distacco: egli eventualmente osserva, valuta, esamina, controlla. Colui che, compiendo il salto qualitativo attraverso la presa di coscienza riesce a vedere, esce dalla propria sfera  ed entra direttamente in quella del soggetto osservato fino a comprenderlo.

Il vedere, quindi, presuppone un passaggio finale con la comprensione che il guardare non richiede.

Il vedere è il risultato di un’azione che il soggetto compie, nasce dal guardare,
passa attraverso un salto qualitativo con la presa di coscienza, e giunge alla comprensione dell’oggetto osservato.

DUOMO E NOI saturato

DAMSS-Duomo di Milano installazione